L’epoca dell’incertezza

L’Epoca dell’Incertezza e le paure di oggi

Da ormai quarant’anni sentiamo parlare di “post-modernità”, di “epoca dell’incertezza” e di “epoca della paura”.

Proprio quarant’anni fa la gente ha cambiato radicalmente il proprio modo di pensare e, di conseguenza, il proprio modo di vivere.

Nel Luglio 1969, con lo sbarco sulla Luna, si ha una importante “percezione di grandezza” a livello mondiale. Ci si sente come se fossimo diventati i padroni dell’universo .
Esattamente 51 mesi dopo, nel 1973, arriva la crisi petrolifera con lo scoppio della guerra dello Yom Kippur.

La gente va in preda al panico e alla paura: dà un senso di finitezza al mondo. Come conseguenza le persone “tirano il freno a mano”, smettono di fare figli (tra le altre cose).

Infatti siamo passati dal 1964, in cui in Europa il numero delle nascite è stato di 21.000.000 di bambini (baby boomer), al 1973 in cui si è verificato il crollo delle nascite. In Italia si è verificato un calo di oltre il 20% (cioè oltre 200.000 nascite in meno).

Gli effetti delle poche nascite di 30-40 anni fa li stiamo vedendo oggi.

In questo lasso di tempo cambia lo stile di vita delle persone. Passano da uno stile improntato al consumare per vivere, al vivere per consumare. Non ci si preoccupa più di beni primari che vengono rimpiazzati con beni di sostituzione.

E’ ormai luogo comune affermare che non si fanno figli perché mancano il lavoro e le prospettive per il futuro. Questo è vero da una parte ma è anche vero il contrario. Oggi non ci sono queste condizioni perché si fanno molto meno figli. Tanto è vero che l’età media in Italia è di 47 anni.

Questo si traduce in un numero sempre crescente di pensionati con tutte le spese sociali che ne conseguono. L’Italia e il Giappone sono i paesi con l’età media più alta al mondo. In confronto all’India dove l’età media è di 27 anni.

Oggi in italia la spesa sociale è del 16% sul PIL.

Le proiezioni  ISTAT ci dicono che se non avverranno cambiamenti alla fine del secolo che stiamo vivendo, la popolazione italiana si ridurrà a 10 milioni di abitanti di cui 7 milioni di anziani e 3 milioni di badanti.

Le nostre scelte di vita e l’impiego del risparmio vanno nella direzione di precarietà, come se il mondo dovesse finire domani.

Ci nutriamo di paura e viviamo alla giornata. Perdiamo così di vista il “differimento del consumo” che per definizione significa “risparmio”.

Alimentiamo queste nostre convinzioni con false percezioni. Per esempio, per quello che riguarda la criminalità, pensiamo che ai giorni nostri i crimini siano aumentati a dismisura, quando in realtà, negli ultimi 20 anni, sono calati del 90%.

Viviamo come se fosse l’ultimo giorno e ci nutriamo di quella paura che i media ci mostrano quotidianamente, perché, in fondo, è l’approvazione di cui abbiamo bisogno.

L’aspettativa di vita si è di molto allungata, ogni settimana la nostra vita media si allunga di un week-end.

La paura si riflette anche sulle nostre scelte di investimento.

Infatti i dati di Banca Italia evidenziano un’anomalia tutta italiana. Nonostante siamo il popolo che risparmia di più al mondo, siamo i peggiori investitori. Gli italiani investono come se “dovessero morire domani”, con le mancate opportunità che ne conseguono.

Per investire le persone chiedono delle garanzie a brevissimo termine. Per esempio: anziché investire a 5 anni, il che presuppone un ritorno economico molto più importante, rinnovano lo stesso investimento ogni sei mesi per dieci volte senza ottenere alcun risultato.

Anzi in quest’ultimo periodo si verificano dei ritorni negativi. Quindi si rispecchia sul rendimento che diventa nullo. Infatti nessun investimento a brevissimo termine ottiene minimi risultati. Queste scelte anziché produrre un incremento della ricchezza ne producono un impoverimento. Meno risorse per tutti.

Infatti in un altro articolo parlo di come le persone siano avverse alle perdite in contraddizione con il principio della finanza moderna che le voleva avverse al rischio. Questa paura dell’incertezza fa si che le persone rischino di più.

Vivendo con la paura che possano succedere eventi negativi (come fallimenti di banche, o atti di terrorismo, crolli di mercati, ecc) non ci preoccupiamo più del nostro futuro. Vivere alla giornata può avere un senso da un punto di vista di certe filosofie ma non da un punto di visto economico finanziario.

Quando si tratta dei nostri risparmi urge una corretta e ben pensata pianificazione. Risparmiare, per definizione, implica rinunciare a qualcosa oggi per avere qualcosa di più domani.

Pre-occupiamoci del nostro futuro perché è quello il posto dove passeremo il resto della nostra vita, come diceva Kettering.

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