Pensioni: giovani derubati del tempo

Pensioni, pensioni, pensioni!

E’ un evergreen, sempre attuale: se ne parla sempre e si agisce poco.
Forse è meglio così, perché quando si agisce – fatto salvo un unico caso – si peggiorano solo le cose.
Per vent’anni, dal 1992, abbiamo assistito a una riforma ogni anno; nessuno, però, si è assunto la responsabilità di farne una con la “erre maiuscola”.

Tanto si sa: in un paese che invecchia, a votare sono sempre di più i vecchi e, se non vuoi perdere le elezioni, devi tutelare… le pensioni. La coperta però è sempre più corta e, se copro i vecchi dovrò, per forza di cose, scoprire i giovani.

In origine avevamo un sistema previdenziale straordinario: “Contributivo e a Capitalizzazione”.
Alla crescita del montante previdenziale, oltre ai contributi, partecipava ciò che Einstein definiva una magia, “la nona meraviglia del mondo”: l’interesse composto.

Fra le sue innumerevoli formule matematiche vi era, infatti, quella che serve per arrivare a calcolare velocemente in quanti anni raddoppia un capitale dato il tasso di interesse.
La formula, molto più semplice di quella dell’energia, è: 72/rendimento.
Ad esempio: mille euro al tasso di interesse annuo del 6% diventano duemila euro dopo dodici anni (72/6= 12).

La sciagura della seconda guerra mondiale, fra le altre cose, ha distrutto anche il potere d’acquisto degli Italiani. Dal 1939 al 1946 se ne è avuto un calo di oltre il 95%. La generazione dell’epoca ha vissuto ciò che si è verificato in Germania dopo il primo conflitto mondiale.

Le pensioni, adeguate prima della guerra, non garantivano più un sostentamento ai pensionati.
Si è deciso così di passare “temporaneamente”- poiché in emergenza – dal Contributivo a Capitalizzazione al Retributivo, cioè a una pensione in funzione del reddito del lavoratore.

L’ubriacatura del boom economico successivo non solo ha fatto dimenticare la promessa, ma ha addirittura dato la possibilità di ottenere baby pensioni, si poteva andare in pensione addirittura all’età di 35 anni, scaricando così sulle generazioni future il peso della sostenibilità stessa.
Con una delle tante riforme (quella del 1995) è emerso la necessità di “rendere consapevoli” i cittadini lavoratori su quella che sarebbe stata la loro pensione in futuro.

Renderli consapevoli con una “busta arancione” dal cui contenuto il cittadino lavoratore veniva a conoscenza di quando sarebbe andato in pensione e con quanto.
Le prime lettere hanno impiegato 21 anni ad arrivare… e le reazioni sono state quelle attese: assai poco piacevoli!

Si è creato un conflitto generazionale di memoria manzoniana: “l’una contro l’altra armata”.
Il sistema previdenziale è diventato una corda da tirare da parte delle generazioni adulte: dall’altra parte, però, la corda è al collo delle generazioni più giovani. Più gli adulti tirano la corda, più si stringe attorno al collo dei giovani.

Durante una delle mie giornate trascorse a scuola come “formatore”, un ragazzo di un liceo bolognese mi ha chiesto come sarebbe stata la sua pensione con la “magia di Einstein”. Utilizzando la formula, abbiamo dimostrato le differenze. Con le regole attuali, il rendimento dei contributi è dato prevalentemente dalla crescita del PIL e ottimisticamente, utilizzando la formula di Einstein, i primi mille euro di contributi versati, dopo quarant’anni di lavoro diventano circa duemiladuecento euro.
Se il giovane potesse investire per la “sua” di pensione i mille euro di contributi, anziché mantenere gli attuali pensionati – come avveniva fino alla seconda guerra mondiale – otterrebbe, con ragionevole certezza, quasi diecimila euro…

Paradossalmente, il giovane avrebbe una pensione di molto più alta del suo ultimo stipendio da lavoratore e, sempre paradossalmente, si sarebbe potuto permettere di andare in pensione cinque anni prima rispetto ad oggi.

Tutto questo “potrebbe essere”, ma per il momento è solo un sogno; il tempo che hanno i giovani (tantissimo) per costruirsi la previdenza viene “consumato” dalle generazioni adulte.
E’ necessario un patto fra generazioni con il quale le precedenti si impegnino a restituire il tempo di proprietà dei giovani.

E’ necessario che le risorse per le attuali pensioni arrivino da altro, anche gradualmente, togliendo così la corda dal collo dei giovani, per restituirgli il loro tempo!

“Ragazzi, per voi le difficoltà sono tante ma non rassegnatevi, perché le soluzioni esistono. Cercatele pre-occupatevi del vostro futuro perché è lì che passerete il resto della vostra vita”.

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4 thoughts on “Pensioni: giovani derubati del tempo”

  1. E noi ci pre-occuppiamo Nando.. Complimenti x la tua relazione.. Davvero esaustiva e chiara su quello che ci aspetta..

    1. Grazie Mario.
      L’obiettivo è appunto quello di far acquisire consapevolezza affinché si possano prendere decisioni il “prima possibile”, per sfruttare al massimo il tempo come “alleato”!

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