Per qualche dollaro in più

I miei soldi sul conto sono al sicuro?

Questa è una domanda che gli italiani si pongono spesso e che io stesso mi sono sentito rivolgere innumerevoli volte, soprattutto negli ultimi anni.

Questa ansia è entrata nelle case dei cittadini dopo il fallimento della banca americana Lehman Brothers e amplificata negli ultimi anni quando si è cominciato a sentir parlare di Bail-In o salvataggio delle banche.

Negli ultimi due anni è entrata in vigore una direttiva della Banca Centrale Europea denominata Bail-In (dall’inglese salvataggio interno), che impone alle banche di utilizzare il proprio capitale. Nel caso di mancanza di questo,  viene utilizzato quello dei soci o dei prestatori per il salvataggio delle banche stesse. In effetti la traduzione di Bail-in somiglia più a un pilatesco “arrangiatevi”.

Le preoccupazioni, scaturite in seguito a questi eventi, hanno origine da una scarsa propensione del cittadino italiano all’Educazione Finanziaria e alla Pianificazione Finanziaria.

Nella quasi totalità dei casi, la causa di perdite finanziarie deriva o da una cattiva Pianificazione Finanziaria o da una scarsa Educazione Finanziaria.

Poiché l’Italiano non è avvezzo all’investimento, sceglie di mantenere quasi tutte le sue risorse in liquidità o quasi. Se gli domandi perché lo fai, ti risponderà “non si sa mai”!

Ritenendo la liquidità un investimento, sceglie conto corrente e libretti di risparmio presso banche, posta o anche cooperative.
Poiché lo ritiene un investimento, sceglie – tra i vari operatori del mercato – chi gli dà l’interesse maggiore.

Una corretta Pianificazione finanziaria prevede che la liquidità è quella parte di patrimonio che non deve essere investita. La liquidità serve per “quanto spenderò sicuramente nei prossimi tre mesi”. Tale opzione rappresenta, quindi, il “presente”.

Per il futuro, invece, dovrei utilizzare “vere” forme di investimento.

Una corretta Educazione Finanziaria presuppone anche che, per la liquidità, non devo scegliere chi mi dà il maggior interesse, ma – al contrario – chi mi dà l’interesse più basso.
Bisogna vedere l’interesse come la febbre: più è alta e più è pericolosa.

Capisco che questa affermazione possa sembrare forte. In generale però chi mi dà un interesse inferiore ha meno bisogno di capitali. Da qui deduco che è meno a rischio di chi me ne dà di più.
E’ indispensabile, pertanto, che il mio capitale parcheggiato in liquidità sia sempre disponibile e privo di rischio.

Fino a poco tempo fa, mentre quasi tutte le banche offrivano interessi inferiori allo 0,5%, c’erano banche che offrivano ai loro correntisti interessi del 4%. Va da sé che questi ultimi si sentissero ovviamente più furbi e bravi degli altri.

Le banche del 4%, in realtà, erano con l’acqua alla gola e avevano i mesi contati: sarebbero “saltate” da lì a poco.

E’ anche uso, in alcune zone d’Italia, utilizzare come “investimento per il non si sa mai”, il prestito sociale. Si prestano dei soldi a una cooperativa attraverso un libretto che è remunerato a “scaglioni” come l’IRPEF. La maggior parte del capitale è remunerato con un interesse generalmente bassissimo, una piccola parte con un altro interesse più alto.
Se chiediamo a qualcuno dei depositanti “quanto rende il suo libretto”, probabilmente risponderà con una cifra pari a quella dello scaglione più alto. In realtà supera di pochissimo quello più basso.

I rischi? Intanto queste società, al contrario di quanto obbligatorio per le banche, non aderiscono ad alcun fondo di garanzia dei depositi: quindi nessuna garanzia.

Di recente anche Bankitalia ha puntato i fari su queste società, imponendo un minimo di patrimonio netto a tutela parziale dei depositi dei sottoscrittori.

Il dubbio rimane sulla precisa valorizzazione del patrimonio netto.

Banche, poste, cooperative non sono delle Onlus. Al fine di evitare inutili rischi, pensiamoci bene quindi se è il caso di cercare rendimento per la liquidità. Il rendimento è sempre una faccia di una moneta che ha dall’altra parte il rischio.

Parafrasando un celeberrimo film di Sergio Leone: vale veramente la pena esporsi a questi rischi “per qualche dollaro in più”?

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10 thoughts on “Per qualche dollaro in più”

  1. Illuminante come sempre!!!
    Mi trovo d’accordo con l’articolo e ritengo che per qualche dollaro in più ….non ne valga la pena.

    1. Grazie Filippo.
      Non vale la pena esporre a rischio “la parte di capitale” che spenderemo sicuramente nei prossimi tre mesi.

  2. Cose che ormai mi ripeti da anni e non ti sei mai sbagliato sulle previsioni fatte.
    Purtroppo tanta gente da fiducia alle persone sbagliate, alle banche!
    Ciao Nando, number one!

  3. Interessante l’articolo. La prossima volta pero’ sarebbe opportuno soffermarsi sulle modalità di investimento del proprio portafoglio.

  4. Ferdinando, come ogni persona competente, aggiornata, e soprattutto sincera e coraggiosa, dice le cose come stanno, per quello che sono e non per quello che si vorrebbe fossero. Questo per dire che è sempre molto utile avere qualcuno che ci ricorda quello che dovremmo già sapere. Grazie Ferdinando.

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